Il codice del Samurai

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Introduzione

Il samurai nel Giappone del XVI secolo era un antico guerriero alle dipendenze di un padrone, il daimyo o lo shogun, e vivevano secondo un codice. Il termine deriva dal verbo samurai, che significa letteralmente "servire". I samurai erano una casta nobile, che ad una perfetta conoscenza delle arti marziali abbinavano una grande forza interiore grazie alla pratica delle arti zen. I samurai che restavano senza padrone, poiché era morto o poiché ne avevano perso il consenso, diventavano ronin, guerrieri che combattevano senza alcun vincolo. Ronin significa "uomo onda".

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Il bushido e le regole

I samurai erano tenuti al rispetto di un codice, il bushido, letteralmente "la via del guerriero". In questo codice non solo venivano descritte le norme di disciplina militare, ma anche gli insegnamenti morali ai quali dovevano attenersi tutti i samurai. Le principali regole del bushido furono scritte da Tsuramoto Thasiro, che le raccolse dagli insegnamenti di Yamamoto Tsunetomo, militare e filosofo buddhista, nella celebre opera "Hagakure". Tuttavia questa interpretazione del bushido, pur essendo tra le più diffuse, non è l'unica, ed anzi è abbastanza diversa dall'opera di Miyamoto Musashi "Il Libro dei cinque anelli".

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L'interpretazione del bushido

L'interpretazione del bushido più comune ancora oggi resta comunque quella dell'"Hagakure". Le regole fondamentali che ogni samurai doveva seguire erano sette. La prima è l'onestà, una caratteristica imprescindibile per ogni buon samurai, che doveva essere esempio di giustizia. La seconda è l'eroico coraggio. Il perfetto samurai doveva combattere senza paura anche a rischio della morte, poiché solo così poteva essere un uomo completo. La terza regola è la compassione. I samurai dovevano mettersi al servizio delle persone deboli e bisognose, soprattutto vecchi, donne e bambini. A questo precetto va aggiunta la gentile cortesia. Il samurai mostrava la sua grandezza senza essere crudele col proprio avversario, altrimenti si sarebbe abbassato allo stesso livello di un animale privo di razionalità.

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La Restaurazione

Il bushido fu un codice che rimase in vigore anche dopo la Restaurazione Meiji a metà dell'800, che riportò l'Imperatore al potere soppiantando gli shogun. Il bushido fu adattato alle esigenze della nuova società: un punto fondamentale era la fedeltà assoluta verso l'Imperatore e divenne uno dei capisaldi del nazionalismo giapponese. Il bushido sopravvisse fino alla Seconda Guerra Mondiale. Il codice disprezzava chi si arrendeva in battaglia, per questo motivo i giapponesi torturavano ed avevano un atteggiamento violento e brutale nei confronti dei prigionieri di guerra.

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