Come e cosa visitare a Vulci

Tramite: O2O
Difficoltà: facile
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Introduzione

Vulci rappresenta una città di origine etrusche e per questo motivo molto può considerarsi una località antica, ricca di arte e cultura. Essa è ubicata all'interno del comune di Canino, nella zona dell'antica Tuscia locale. Un tempo costituiva il centro di commercio e di navigazione di numerose imbarcazioni. A Vulci, al giorno d'oggi, è possibile trovare anche la sede di un grande Parco Archeologico che consta di una notevole necropoli Etrusca. Nelle vicinanze del medesimo si può anche visitare il Castello dell'Abbadia, che si affaccia sul fiume Fiora, di origine medievale e ancora oggi in perfetto stato di conservazione. Vulci è anche particolarmente rinomata per essere un importante luogo naturalistico, sede di un'oasi della più importante organizzazione al fine di tutela di flora e fauna. Per tutte queste ragioni abbiamo deciso che, in questa semplice ed esauriente (ma allo stesso tempo utile ed interessante) guida vi spiegheremo nel migliore dei modi, passo dopo passo, come e cosa è possibile visitare nella città di Vulci. Pertanto, non ci rimane altro da fare che metterci all'opera.

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I primi passi

Per prima cosa è necessario sapere che, per arrivare a Vulci dalla Strada Statale Aurelia sia che proveniate da Nord sia che da Sud, è necessario giungere a Montalto di Castro. Appena superato questo centro abitato, spostandosi in direzione nord, si troverà l'antica trattoria di Vulci. Immediatamente dopo ha inizio la Strada Provinciale che porta direttamente alla città di Vulci. Lungo questa strada, e precisamente sulla propria destra, si troverà l'ingresso al Parco Archeologico. Quest'ultimo si estende fino ad arrivare al sopracitato fiume Fiora. Nel caso in cui si optasse nell'avventurarvisi, allora si riuscirà ad ammirare una strada etrusca perfettamente ricostruita che porterà alla scoperta dell'antica necropoli. In questa porzione di terra sono situate migliaia di tombe. Tra le più importanti, sicuramente, ricordiamo quella di François, che deve il suo nome all'archeologo francese che l'ha scoperta. Essa è famosa, dal momento che si tratta di una grande tomba a camera molto ben conservata, che tuttavia è possibile vederla esclusivamente per mezzo di una visita guidata a pagamento. Si può tranquillamente prenotare presso il Centro Visite del Parco, dal momento che rappresenta un'esperienza assolutamente da non perdere.

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Il periodo più importante

La città visse il periodo più importante della sua storia nel periodo villanoviano. Nata con le prime civiltà italiche, Vulci possiede delle parti della città risalenti al periodo del Neolitico e quello dell' Età del Bronzo. Successivamente un lento declino risalente a circa il 300 a. C. Che portò alla distruzione ad opera dell'esercito romano guidato dal console Tiberio Coruncano.

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Il parco archeologico

In questa località, precisamente nelle sue immediate vicinanze, come abbiamo già detto prima si trova l'interessante Parco Archeologico, sede dell'oasi del WWF di Vulci. Rappresenta un sentiero di circa quattro chilometri, il quale passa in mezzo a boschi e prati fino a raggiungere il fiume Fiora che, con una piccola cascata, crea il piccolo lago Pellicone. Nelle sue acque nuotano le lontre, che costituiscono il simbolo di questa oasi naturale. Non sarà affatto difficile vederle e, con un po' di fortuna, si potrà anche incontrare qualche esemplare di razza albina dal mantello bianco che caratterizzano questo luogo di Vulci. Sulle sponde del laghetto si possono osservare anche alcuni aironi, dei fenicotteri, dei germani reali ed altre specie migratorie. Insomma stiamo parlando di un piccolo paradiso naturale. La singolarità del Parco Naturalistico e Archeologico di Vulci consiste nel presentare un programma completo, distinto tra città etrusca, necropoli, museo dei reperti vulcenti. All'interno dei percorsi protetti si attraversano estese zone a pascolo popolare da vacche maremmane e cavalli bradi. È possibile avvalersi di guide valide per la perlustrazione del luogo e per visitare la tomba Francois, la tomba delle iscrizioni e il Museo Archeologico all'interno del Castello di Badia. Vengono organizzate su prenotazione anche visite al parco in bicicletta, cavallo o tramite trekking.

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Il Ponte del Diavolo

Risalendo la sponda sinistra del Fiora, è possibile scorgere, guardando verso l'alto, il famoso ponte denominato "Ponte del Diavolo" di Vulci. Questa struttura conduce dal Parco Archeologico al Castello dell'Abbadia. È di origine etrusca, con la tipica forma a schiena d'asino. È stato realizzato in tufo, ed è completamente rivestito di travertino, oltre ad essere appoggiato su due sbalzi di rocce scoscese. L'altezza massima al culmine della curvatura è di circa trenta metri alle acque del Fiora. I parapetti sono molto elevati e profondi, in grado di attutire un possibile senso di vertigine, agevolando il turista durante il passaggio per godere della vista spettacolare del fiume sottostante Il nome Ponte del Diavolo fu dato dalla popolazione in epoca medievale, in quanto per credenza dell'epoca (ignari delle grandezze romane ed etrusche) solo il Diavolo era in grado di realizzare un ponte del genere con archi così alti ed ampi. Nel Medioevo il ponte venne modificato al fine di aumentare la sicurezza: furono create delle strutture di difesa collegate alla nuova costruzione del Castello di Badia, situato proprio a guardia del ponte stesso.

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Il Castello Medievale

Dal ponte è possibile, pertanto, avere completo accesso all'ingresso del Castello medievale, che rappresenta un'antica Abbadia benedettina risalente al nono secolo dopo Cristo. Questa struttura attira svariati turisti nella città di Vulci. Essa presenta la classica forma con quattro torri cilindriche, di cui una è più elevata rispetto alle altre, tutte quante unite da spesse e possenti mura. Due lati sono rivolti alla scoscesa delle sponde del Fiora e due, invece, verso un profondo fossato colmo d'acqua. All'interno è possibile trovare il Museo Etrusco, il quale contiene i reperti provenienti dal Parco Archeologico. In buona sostanza, è possibile ammirare vasi, urne cinerarie, oggetti di vita quotidiana ed una particolare collezione di "falli", tipicamente etrusca. Il museo è aperto tutti i giorni dal mese di maggio fino a settembre. Nel 1513 la rocca fu concessa in investitura perpetua al cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III, che amava particolarmente soggiornare in questo luogo. Si deve molto probabilmente a lui la costruzione dell’ala della struttura oggi occupata dal Museo Archeologico. A partire dal 1537 il castello fece parte del Ducato di Castro per poi essere reintegrato, a metà del XVII secolo, nei possedimenti della Camera Apostolica. Dopo alterne vicende e periodi di decadenza la rocca di Vulci è stata acquistata dallo Stato nel corso degli anni ‘60 del secolo scorso e dopo una profonda opera di restauro è stata destinata a sede del Museo Archeologico Nazionale di Vulci dal 1975. Comunque, durante il restante periodo dell'anno è sempre buona regola telefonare, in modo tale da assicurarsi l'apertura dello stesso. Per ricevere ulteriori informazioni inerenti questa località collocata nell'alto Lazio, precisamente nella cosiddetta Maremma laziale, vi invitiamo a visitare il sito internet
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