I siti archeologici in Calabria

Tramite: O2O 29/04/2018
Difficoltà: media
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Introduzione

Compresa tra il Mar Tirreno e il Mar Ionio, la Calabria era detta in antichità Bruttium dal nome della popolazione che la abitava (Calabria designava in realtà l'attuale Salento) e assieme alla Basilicata costituiva la III regio Augustea "Lucania et Brutii".
Godendo di una posizione altamente strategica e privilegiata, ha attratto fin dalla scoperta della navigazione, popoli, coloni e flussi migratori, i quali hanno contribuito alla creazione di insediamenti sparsi per tutta la regione.
La colonizzazione greca della Calabria ebbe luogo a partire dall'VIII sec. a. C. con le fondazioni di più città dislocate sul territorio calabro: la colonizzazione era un processo immediatamente conseguente a stati di deficit della madrepatria come sovrappopolamento, carestie o epidemie; il colono consultava l'oracolo il quale, in stato di estasi, forniva indicazioni spezzate non mancando di aggiungere un animale da individuare per la scelta del luogo di fondazione della nuova colonia.
Questi procedimenti di colonizzazione hanno restituito a noi la presenza greca in Calabria, ravvisabile oggigiorno da inestimabili siti archeologici, i quali raccontano la storia e la cultura di cui si nutriva questa terra al tempo della colonizzazione greca.
Capo Colonna; Locri Epizefiri; Sibari; Castiglione di Paludi; Punta Alice e il sito archeologico di Monasterace Marina.

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Sito archeologico di Capo Colonna

Il sito archeologico di Capo Colonna si trova a una decina di km a sud di Crotone, esattamente a Punta Colonna e comprende circa 30 ettari di parco archeologico più altri ettari di macchia mediterranea. Il sito originale era costituito principalmente da un santuario dedicato ad Hera Lacinia, edificato dai crotoniati da cui il santuario dipendeva nel VII sec. A. C., e comprendeva il Tempio dedicato alla Dea in stile dorico con una peristasi di 48 colonne risalente al VI sec. A. C. (dove le giovani promesse in matrimonio offrivano delle vesti finemente ricamate come ex voto); presente anche una lunga via sacra che metteva in collegamento il tempio con gli altri edifici: il Katagogion, un caravanserraglio, albergo per viandanti e ospiti di livello, ove poter riposare e rifocillarsi prima di proseguire il viaggio; l'Hestiatorion, un edificio per banchetti: le carni degli animali sacrificati alla divinità venivano consumate dai fedeli su tavoli allestiti all'aperto oppure negli hestiatoria.
Presente nel parco archeologico anche un edificio termale, più recente (circa I sec. A. C.) che rispondeva alle necessità dell'utenza (soprattutto in fase ellenistica) di aggiungere il momento di relax termale al culto del divino.
Il santuario divenne subito il più importante della Magna Grecia e attrasse naviganti, visitatori e commercianti da tutte le parti del Mediterraneo, che si recavano in Calabria per venerare la potente dea e che divenne sede anche della Lega Italiota, la quale unì Taranto e Crotone contro i popoli dell'entroterra.

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Sito archeologico di Locri Epizefiri

Secondo Strabone, in seguito alla prima guerra messenica, le genti della Locride guidate da un ecista di nome Evante, presero la via del mare ed approdarono nei pressi di capo Zefirio chiamando il loro insediamento Epizefiri, letteralmente attorno Zefirio. Nel parco è presente un santuario, forse dedicato ai Dioscuri, costituito dal temenos (recinto sacro) e dal tempio arcaico in stile ionico realizzato in blocchi di arenaria. Il teatro all'interno del parco, era realizzato secondo i precetti greci ovvero sfruttando il pendio naturale della collina e poteva ospitare fino a 4500 persone; esso fu poi modificato in età romana e ridotto di dimensioni, per poter ospitare i combattimenti gladiatorii.
A ridosso della cinta muraria della poleis troviamo un Persephoneion, ovvero una struttura di culto dedicata alla divinità ctonia Persefone: nell'area dell'antica Locri Epizefiri probabilmente sono esistiti altri templi, la cui ubicazione non è stata ancora chiarita, né tantomeno la loro dedica, molti materiali strutturali degli edifici vennero smantellati, come uso nelle epoche successive, e riutilizzati.

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Sito archeologico di Sibari

Il sito archeologico di Sibari appartiene al comune di Cassano allo Ionio in provincia di Cosenza, nella frazione appunto di Sibari.
Anticamente la città venne fondata da coloni Achei nel VIII sec. A. C., i quali diedero vita a fiorenti commerci con le zone dell'Asia Minore, implementando a dismisura la ricchezza della città.
Gli storici narrano di come la città, assai opulenta, fu sede di ogni vizio e piacere, che il cibo veniva servito durante i banchetti in abbondanza, fino alla nausea, e che le donne si riunissero in certe logge per apprendere i segreti di seduzione da un'istruttrice.
La leggenda vuole che la Pizia disse ai coloni di Sibari di non avere mai divergenze fra di loro poiché avrebbero portato alla distruzione della città, quindi i Sibariti cercarono di vivere nel modo più piacevole possibile.
La vita della città ebbe termine nel 510 a. C. Con la sua distruzione ad opera dei Crotoniati, i quali poi rifondarono una cittadina nelle vicinanze di nome Thurii. Il parco offre i resti di due ampie strade basolate (le plateiae), vari edifici abitativi, l'emiciclo-teatro (struttura meglio conservata del parco), il Foro, le Terme e un tempietto, molto probabilmente dedicato al culto di Copia.

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Sito archeologico di Castiglione di Paludi

Il sito archeologico di Castiglione di Paludi si trova nella località di Paludi, in provincia di Cosenza, e gode di un'estensione di circa 40 ettari.
Nel parco salta subito all'occhio la fortificazione, che risulta essere una delle meglio conservate del mondo antico ed apparentemente di mano greca. La città nascosta al suo interno riserva ancora molti punti interrogativi: alcune iscrizioni in osco e greco forse la fanno riferire a un insediamento osco di nome Cossa, nel territorio di Thurii, di cui parla anche Giulio Cesare nel "De bello civili", in quanto i Brutii parlavano sia greco che osco. Oppure potrebbe essere anche una colonia sibarita fondata dopo la distruzione della città nel 510 a. C.
Una strada trasversale collegava la porta principale della città al teatro greco (un edificio semicircolare costruito secondo i dettami greco sfruttando il pendio naturale del terreno) il quale poteva ospitare circa 200 ospiti. Presenti anche resti di alcune abitazioni.

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Sito archeologico di Punta Alice

Come narra Strabone l'eroe greco Filottete, di ritiro dalla guerra di Troia, approdò sulle coste calabre con dei coloni Rodii fondando la città di Krimisa (l'odierna Cirò). La città antica si trova nella frazione di Punta Alice, sempre all'interno del comune di Cirò Marina (KR).
Il centro nevralgico della zona è il Tempio di Apollo Aleo (Apollo vagabondo), consacrato secondo le fonti dallo stesso Filottete al dio arciere, dove depose l'arco la faretra e le frecce donatigli da Eracle.
Il tempio è un periptero dorico di 46x19 con 8 colonne sui lati brevi e 19 sui lati lunghi, la cella (naos) era originariamente più grande e lunga circa 27 metri per una larghezza di 8.
Le parti marmoree dell'edificio sono esposte al Museo Archeologico di Reggio Calabria.

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Sito archeologico di Monasterace Marina

Nell'area del Comune di Monasterace si trova il sito archeologico dell'antica Kaulon, una colonia greca fondata dagli Achei nell'VIII sec a. C. La città attraversò momenti di grande tumulto, prima con l'assoggettamento ai Siracusani che nel IV sec a. C. Ne deportarono la popolazione, poi con la conquista di Annibale durante la seconda guerra punica e infine con la completa conquista del Bruttium, quando passò definitivamente nell'orbita di Roma.
L'area prevedeva un circuito murario consistente ma oggigiorno sono visibili solo alcuni frammenti; molto più di rilievo invece i resti dell'antico tempio in stile dorico del V sec a. C., forse dedicato ad Afrodite.
L'edificio, di 41x18, era un periptero in antis e provvisto di tutto, naos, pronaos ed opistodomo. La copertura delle tegole era in marmo di Paros ed attorno al tempio si possono ancora apprezzare i resti degli altari sacrificali e del temenos.
Le Terme di Nannon risalgono al IV sec. A. C. E sono comprese tra una strada lunga lastricata in squisito stile ellenistico (la plateia) e delle vie laterali dette "stenopoi". L'attrazione principale di queste terme è la sala dei mosaici con draghi e delfini, risalenti al periodo di Agatocle (III sec. A. C.).
Altro edificio importante dell'antica Kaulon è la Casa del Drago, chiamata così per il suo importantissimo mosaico ove vi è raffigurato un drago.

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