Il Natale in italia: le tradizioni da nord a sud

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Introduzione

A Natale si festeggia la nascita di Gesù, il 25 Dicembre. I festeggiamenti iniziano dalla Vigilia, il 24 Dicembre, protraendosi fino al 6 Gennaio, l’Epifania. Due dei più famosi simboli italiani sono l'albero di Natale e il presepe. Il presepe napoletano in particolare vanta una lunghissima tradizione. Ma c'è dell'altro ancora... I mercatini di Natale sono diffusi in tutta la penisola: particolari quelli di Potenza, del Trentino e quelli in Laguna, a Venezia. La fiera dedicata a Sant'Ambrogio, detta degli O bei o bei, si tiene a Milano nel periodo dell'Avvento. Non solo mercatini, bancarelle e fiere, ma anche cibo e pietanze caratteristiche, che uniscono i commensali nello spirito natalizio. I piatti natalizi sono diversi non solo su base regionale, ma persino cittadina. La classica cena della Vigilia di Natale del Bel Paese dovrebbe essere a base pesce (meglio il capitone, proprio dei digiuni di tipo religioso). Un piatto tipico veneto della Vigilia sono i bigoli con le sarde, polenta e scopeton. Quali sono le tradizioni natalizie in Italia, da nord a sud?

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L'albero di Natale

In Italia si fa di solito il giorno dell'Immacolata, cioè l'8 dicembre, e si disfa in quello dell'Epifania, il 6 gennaio. L'albero, di grandezze differenti si prepara sia nelle abitazioni, sia nelle piazze di città e paesi. Addirittura, nel 1991 l'albero di Natale di Gubbio entrò nel Guinness dei Primati, per merito dei suoi 650 metri di altezza. L'usanza dell'albero di Natale, di origine pagana e simbolo di lunga vita, è stata importata direttamente dalla Germania. La moglie del re Umberto I lo volle allestire nel Quirinale. Piacque talmente tanto che alla fine del XIX secolo si era ormai diffuso in tutt'Italia. Sotto di esso si mettono i doni portati da Gesù Bambino o da Babbo Natale. Quest'ultimo deriva da un vero personaggio storico, il vescovo San Nicola da Mira. La caratterizzazione con il vestito di rosso e le renne è invece del XIX secolo.

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Il ceppo di Natale

Il ceppo di Natale, molto diffuso dall'XI secolo, acquisisce nomi diversi in base alla regione: per esempio in Toscana è il "ciocco", mentre in Lombardia si chiama "zocco". In Toscana il Natale stesso prendeva addirittura il nome di "Festa del ceppo". In Val di Chiana i bambini, opportunamente bendati, dovevano colpire il ceppo con le tenaglie, mentre la famiglia cantava l'Ave Maria del Ceppo. A Lucignano, in provincia di Arezzo, si svolge annualmente ancora adesso, nel week-end precedente al Natale, la Fiera del Ceppo. In passato invece in Emilia-Romagna, dopo l'accensione del ceppo che spettava al capofamiglia, aveva luogo l'arimblén, una pesca per trarre pronostici sul nuovo anno. Durante la ricorrenza si gustava il pan 'd Nadel (cioè il pane di Natale).

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Gli zampognari e le processioni

Nel sud del Paese, gli zampognari abruzzesi incominciano a diventare delle figure tipiche a partire dal XIX secolo: abbigliati da pastori, suonano con la loro zampogna delle famose musiche natalizie. Ma l'Abruzzo va anche ricordato per i suoi presepi e le sue processioni. A Lanciano, il 23 dicembre rintocca "La Squilla" (una campana) per dare finalmente l'avvio alle feste. Ne segue una processione di fedeli, con tanto di candele. Essa si ispira al tragitto percorso ogni anno, a cavallo del XVII secolo, dal Vescovo Tasso, che raggiungeva completamente scalzo la chiesa dell'Iconicella. A Santo Stefano di Sante Marie, in provincia de L'Aquila, le persone invece hanno in mano le ntosse, ossia le fiaccole.

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Il presepe

Nel 1223 si ebbe il primo presepe vivente, voluto da San Francesco d'Assisi. La tradizione del presepe ha tuttavia origini molto antiche, poiché proviene dal culto romano dei Lari (gli antenati, rappresentati da piccole statue poste su di un altare). In Sicilia, dal 13 dicembre in ogni casa si preparava la grotta di Natale, usando un asparago selvatico da intrecciare. C'era dentro una figura caratteristica, u zu innaru, un povero vecchietto spaurito e infreddolito. Le prime scene delle natività comunque si trovano a Napoli già dal 1025. Vi è persino una via dedicata al tema, la Strada degli artigiani del presepe. La tradizione del presepe è infatti molto forte in questa città, tanto che l'Associazione Italiana Amici del Presepio organizza ogni anno svariate mostre sull'argomento. Le statue, molto belle, sono di solito fatte in legno e vestite di stoffa. La particolarità consiste nel mischiare con ironia i personaggi della natività a quelli della quotidianità.

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Le dodici candele accese

Nelle cittadine della Puglia, i festeggiamenti natalizi incominciano dal 6 dicembre, con la festa di san Nicola. In provincia di Bari una volta si accendevano una dozzina di candele dal 13 dicembre, Santa Lucia, e poi si spegnevano gradualmente ogni giorno, fino a Natale. Inoltre, si digiunava a mezzogiorno per la Vigilia. Dice infatti il proverbio locale: Chi non fasce u desciune de Natale, o è turche, o è cane.

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Il falò

Ad Agnone, un paese molisano in provincia d'Isernia, durante la sera della Vigilia di Natale è d'uso la 'Ndocciata, cioè una fiaccolata. In alcuni paesini siciliani si è soliti accendere un grande falò in piazza, detto u zuccu, che serve a riscaldare il Bambin Gesù. In provincia di Chieti, nel paesino abruzzese di Tufillo il giorno della vigilia di Natale si brucia la "farchia", un tronco lungo fino a 20 metri.

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